INDEX

HOME-MENU

LA POESIA NELLA MUSICA

Le mie poesie - DOLCELUNA

GUESTBOOK

PRIMA DI ANDARTENE

  W. Shakespeare 

   Vincenzo Cardarelli         

 Cesare Pavese   

Arthur Rimbaud   

Paolo Frosecchi     

Rosemary Jadicicco     

INCONTRO ALLA POESIA SU FACEBOOK!  : http://www.facebook.com/pages/Incontro-alla-Poesia

 

 

Furono baci e furono sorrisi...poi furono soltanto i fiordalisi,

che videro con gli occhi delle stelle fremere al vento e ai baci la tua pelle.

Fabrizio De Andrè

 

WILLIAM  SHAKESPEARE
 
Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.
Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te,
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.
Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,
se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto,
e d'ogni cosa privo.
 
 
I miei occhi e il cuore son venuti a patti
ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
Così, per la tua immagine o per il mio amore,
anche se lontano sei sempre in me presente;
perchè non puoi andare oltre i miei pensieri
e sempre io son con loro ed essi son con te;
o se essi dormono, in me la tua visione
desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.
 
Perché il mio verso è sì spoglio di moderni orpelli,
sì lunghi da varianti o improvvisi mutamenti?
Perché seguendo il tempo non dedico uno sguardo 
a metodi nuovissimi e a ricerche originali?
Perché ancora scrivo sull'unico stesso tema,
limitando l'inventiva a un ben noto stile,
tanto che ogni parola quasi svela il mio nome
mostrando la sua origine e donde essa proceda?
Oh sappi, dolce amore, io sempre di te scrivo,
e tu e l'amore siete il mio costante tema:
così quanto posso fare è rivestir vecchie parole
spendendo ancor quelle ormai già dispensate:
come il sole è ogni giorno nuovo e vecchio,
così il mio amore ancor ripete quello che già disse.
 
Oh, questa tua "nessuna speranza"
racchiude una speranza immensa.
"Nessuna speranza"
significa una speranza così ricca
che nemmeno l'ambizione
può guardare più in alto.

 

Quando seguo l'ora che batte il passar del tempo
e vedo il luminoso giorno spento nella tetra notte,
quando scorgo la viola ormai priva di vita
e riccioli neri striati di bianco,
quando vedo privi di foglie gli alberi maestosi
che un dì protessero il gregge dal caldo
e l'erbe d'estate imprigionate in covoni
portate su carri irte di bianchi ed ispidi rovi,
allor, pensando alla tua bellezza, dubbio m'assale
che anche tu te ne andrai tra i resti del tempo,
perché grazie e bellezze si staccan dalla vita
e muoiono al rifiorir di altre primavere:
e nulla potrà salvarsi dalla lama del Tempo
se non un figlio che lo sfidi quand'ei ti falcerà.

 

Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato
L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore 

torna su ^

 

 

 

  CESARE PAVESE  

 

Estate

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi 
e dal corpo raccolto, camminando per strada. 
Ha guardato diritto tendendo la mano, 
nell'immobile strada. Ogni cosa è riemersa. 

Nell'ímmobile luce dei giorno lontano 
s'è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato 
la sua semplice fronte, e lo sguardo d'allora 
è riapparso. La mano si è tesa alla mano 
e la stretta angosciosa era quella d'allora. 
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita 
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

È tornata l'angoscia dei giorni lontani 
quando tutta un'immobile estate improvvisa 
di colori e tepori emergeva, agli sguardi 
di quegli occhi sommessi. È tornata l'angoscia 
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse 
può lenire. Un immobile cielo s'accoglie 
freddamente, in quegli occhi. 
Fra calmo il ricordo 
alla luce sommessa dei tempo, era un docile 
moribondo cui già la finestra s'annebbia e scompare. 
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa 
della mano leggera ha riacceso i colori 
e l'estate e i tepori sotto il viviclo cielo. 
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi 
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

All'amico che dorme

Che diremo stanotte all'amico che dorme? 
La parola più tenue ci sale alle labbra 
dalla pena più atroce. 
Guarderemo l'amico, 
le sue inutili labbra che non dicono nulla, 
parleremo sommesso. 
La notte avrà il volto 
dell'antico dolore che riemerge ogni sera 
impassibile e vivo. 
Il remoto silenzio soffrirà come un'anima, muto, nel buio. 
Parleremo alla notte che fiata sommessa. 
Udiremo gli istanti stillare nel buio 
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose 
contro il morto silenzio. 
L'inutile luce svelerà il volto assorto del giorno. 
Gli istanti taceranno. 
E le cose parleranno sommesso.

Hai un sangue, un respiro

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu. Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano
il tuo riso e il tuo passo
come acque che sussultano
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.

Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato bambina
sotto un cielo diverso,
ne hai negli occhi il silenzio,
una nube, che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.

Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell'aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, tu sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.

Dove sei tu luce, è il mattino

Tu eri la vita e le cose. 
In te desti respiravamo 
sotto il cielo che ancora è in noi. 
Non pena non febbre allora, 
non quest'ombra greve del giorno 
affollato e diverso. O luce, 
chiarezza lontana, respiro 
affannoso, rivolgi gli occhi 
immobili e chiari su noi. 
È buio il mattino che passa 
senza la luce dei tuoi occhi.
 
 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

 

 

 

 

torna su ^    

 

 

  

Arthur Rimbaud 

 

Sensazione

Nelle azzurre sere d'estate, andrò per i sentieri,
punzecchiato dal grano, a pestar l'erba tenera:
trasognato sentirò la frescura sotto i piedi
e lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.

io non parlerò, non penserò più a nulla:
ma l'amore infinito mi salirà nell'anima,
e me ne andrò lontano, molto lontano come uno zingaro,
nella Natura, lieto come con una donna.

 

 

L'eternità

È ritrovata.
Che cosa? L'Eternità.
E il mare andato via
Col sole.

Anima sentinella,
Mormoriamo la confessione
Della notte così nulla
E del giorno di fuoco.

Dagli umani suffragi,
Dai comuni slanci
lì tu ti liberi
E voli a seconda.

Poiché soltanto da voi,
Braci di raso,
Il Dovere si esala
Senza dire: finalmente.

Là nessuna speranza,
Nessun orietur.
Scienza con pazienza,
Il supplizio è certo.

È ritrovata.
Che cosa? - l'Eternità
E il mare andato via
Col sole.

Maggio 1872.

 

 

Ma davvero ho pianto troppo!
Le albe sono strazianti,
ogni luna è atroce e ogni sole amaro:
l'acre amore mi ha gonfiato
di torpori inebrianti.

 

 

La Credenza

È un ampio armadio scolpito; l'antica scura
quercia ha preso una buon'aria di vecchia gente;
l'armadio è aperto, e scioglie dentro l'ombratura
come onda di vin vecchio, un profumo attraente.

È un miscuglio di vecchie anticaglie, stipato
di panni odorosi e gialli, di straccetti
di donne e fanciulli, di appassiti merletti,
di scialli di nonna col grifo pitturato;

- Qui trovi ciocche di capelli bianche e bionde,
i ritratti, i medaglioni, la frutta e i fiori
secchi il cui profumo insieme si confonde.

- Ne sai di storie, o mia credenza d'ore morte!
Vorresti dirci i tuoi racconti, e fai rumori
se lente s'aprono le grandi nere porte.

 

torna su ^    

 

 

 

 VINCENZO CARDARELLI

 

Passato
 
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

 

 

Autunno
 
Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d'agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest'autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

 
Gabbiani
 

 

Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

Oggi che ti aspettavo

Oggi che t'aspettavo
non sei venuta
e la tua assenza so quel che mi dice
la tua assenza che tumultuava
nel vuoto che hai lasciato
come una stella
dice che non vuoi amarmi
quale un estivo temporale s'annuncia
e poi s'allontana
così ti sei negata alla mia sete
l'amore sul nascere
ha di questi improvvisi pentimenti
silenziosamente ci siamo intesi
amore, amore
come sempre
vorrei coprirti di fiori
e d'insulti. 

 

torna su ^   

 

 

 

 



Notte

Sfiorando le tue labbra
Precipito in un baratro di stelle.

Mendicante d'amore

Mendicante d'amore, stracci e brandelli.
Dalle mani ossificate sfuggono brillanti.

La nebbia

E' venuta a cercarmi tra le case grandissime
di tutta questa gente
e mi ha portato in bocca
un fiore di freddo.
La nebbia ha la mia voce
le mie mani 
e una segreta speranza di morte.

Io

Guardo la margherita gialla
che nasce come un piccolo sole.
La mia morte sarà 
quando non avrò più immagini da barattare coi sogni…

 

torna su ^

 

 

ROSEMARY  JADICICCO

 

ANGELI

Energia Stellare
emano i Tuoi occhi,
ora sono fiori,
ora sono angeli
che proteggono
la mia via
rubano tutte le debolezze
mi ristorano
delle tante incertezze,
è una magia che risplende
nel silenzio,
e mi avvince
legandomi a te
indissolubilmente

 

Gabbiani solitari

Lacrime dolci
di sale e di mare
solcano bianche spiagge
assetate di parole,
come rivoli increspati dal vento
trattengono nella tempesta
le tue vele lacere.
Il respiro è sospeso
sull'orlo del vortice profondo
l'eternità è racchiusa tutta
in un battito d'ali,
nel tuo cuore
gabbiani solitari
indicano la rotta verso il porto
tra le nebbie dell'alba uggiosa,
lì si protende salda
la mia mano tesa

 

Stella nascente

Ogni bambino
è una stella nascente
grandi sono i suoi occhi
sorgenti inesauribili di amore
racchiuso nell'orizzonte
di un abbraccio infinito
mai più la paura,
la fame, l'ingiustizia
appariranno scolpite
sulle bianche pagine
del libro della sua
fragile esistenza

 

Neve

Gli aghi di pino
bucano la neve,
nessun urlo si leva nel vento
bianche tegole
e aspre mura
assorbono il dolore nel pianto

 
Antiche ferite

Il tuo amore
è un unguento sottile
che lambisce e cura le cellule lise
balsamo magistrale
per le mie antiche ferite di donna
 
Argentei flutti

Dissetami di baci audaci
le nostre acque vitali comunicano cosmiche energie,
il fango primario si tramuta
in argentei flutti scintillanti
tutto è prezioso
 
Frammenti

Frammenti di anima,
frammenti di vita
procedono sospinti
da vento dell'indifferenza,
è una danza malinconica
disperde ogni residuo poetico
 
Il mio giardino

L'angolo verde del mio giardino 
ospita il sito del mio cuore assorto
 in mille pensieri dolci-amari
tutto è  mescolato 
nel lago dei sentimenti
 
Rosa selvatica
I pensieri sono fiori
che sbocciano nei verdi campi
soleggiati della mente,
i miei per te sono come
profumate rose selvatiche
spendenti di superba e fiera bellezza
che colgo ogni giorno
e non appassiscono mai
 
.:: tratte dal libro : Frammenti di vetro - edito da Manni ::.

torna su ^